RECENSIONE: Le origini del totalitarismo (Hanna Arendt)

Tre secoli di storia europea (dal XVII al XX secolo) la successione del potere nel vecchio continente (stati, nazioni, rivoluzioni, imperialismo, ceti sociali) e, in particolare, il ruolo trasversale della comunità ebraica, il popolo senza stato, fino ad arrivare agli incubi realizzati del nazismo e dello stalinismo che concretizzano il concetto di “regimi totalitari”.

Al contrario di altre forme di oppressione politica (dispotismo, dittatura o tirannide) il totalitarismo permea completamente la società, non accontentandosi di colpire l’opposizione o i nemici dichiarati, ebrei o rappresentanti delle classi in declino, creando un clima di terrore che può colpire chiunque in qualunque momento e parcellizzando la società in modo che nessuno possa sentirsi al sicuro.

La Arendt identifica la radice dei regimi totalitari nel concetto filosofico dell’idealismo, da cui deriva con rigida coerenza logica tutto il sistema sociale e politico. Se l’Idea è giusta tutta la realtà deve convergere nella stessa direzione, senza riguardi nemmeno per le classi dirigenti, le strutture militari e burocratiche che governano il paese, da cui le continue epurazioni.
Un testo fondamentale per comprendere le dinamiche del Novecento i cui riflessi ancora oggi aleggiano sulla società contemporanea.

Disponibile presso la biblioteca del Centro Eirene.

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